1939
Nasce a Bologna, in via San Felice, il 23 Luglio, figlio di Augusto, nato in Alsazia Lorena, allora tedesca, nel 1901, da un padre emigrante, Luigi, che proviene da Sogliano sul Rubicone. La madre, Bianca Ghermandi, di Saligno, è nata nel 1901. Entrambi squadristi della prima ora, si sono conosciuti a Rimini ai funerali di un camerata: Bianca e Augusto, lei operaia al Farmaceutico Alberani e lui vigile urbano, hanno già due figli, Azzurra e Benito.

1941
La famiglia si trasferisce in via Orfeo n.15 poi, con lo “sfollamento”, dopo la nascita di Fioretta, i quattro figli vanno a vivere a Savigno presso la nonna Cesira (Ricordata nella prefazione alle novelle di Emma Parodi). Abitano nel “casermone”, la grande casa che domina la piazza con l’obelisco massonico eretto per ricordare l’eroica insurrezione di Pasquale Muratori.

1944
Bianca muore di cancro al Sant’Orsola dopo lunghissima, atroce agonia, Benito fugge dal collegio di Montalbano durante un rastrellamento, Antonio resta affidato alle cure dell’Arciprete di Savigno, monsignor Minelli, di suor Margherita, e degli SS mitraglieri nascosti nel podere “La Palazzina” che appartiene alla nonna Cesira. Saranno tre diverse, fruttuose occasioni per una colta e precoce educazione all’immagine.

1945
Ritorno a Bologna, con il padre “epurato” cioè cacciato dai vigili urbani con la qualifica di “fascista pericoloso”, e senza lavoro. E’ un periodo durissimo, illuminato però dall’alto magistero di Quirino Baldini, un maestro straordinario che insegna alle “Pascoli” di via Pascoli, definito “il Baldini della leggenda” da Cesare Sughi sul “Resto del Carlino”. La parrocchia dei S.S. Giuseppe e Ignazio è una fucina di ingegni, dove Antonio frequenta don Paolino Serra Zanetti, poi grandissimo latinista e suo futuro collega a Magistero, monsignor Giovanni Catti, assistente spirituale del glorioso settimanale cattolico per ragazzi “il Vittorioso”, e don Mario Sassatelli, umanista e teologo.

1948
Prende a frequentare Italo Cinti, maestro elementare che ha avuto in classe il fratello Benny. E’ anche un raffinato pittore “aerofuturista” e, col Diario di un anno, ha proseguito gli studi pionieristici di Corrado Ricci. Ad Antonio insegna la tecnica dell’acquerello e gli consiglia di dedicarsi interamente alla pittura.

1950
Dopo l’esame di ammissione entra nella severissima scuola media “San Domenico”, frequentata in quegli anni dal futuro regista Pupi Avati, dal futuro fisico e protettore Ettore Verondini, dal futuro architetto Scannavini. Antonio si lega ai compagni ciechi dell’istituto “Francesco Cavazza” con i quali trascorrerà tre anni di studio molto intensi. L’ottima professoressa di lettere Amina Berti Rondelli loda i suoi temi e gli prefigura un avvenire di scrittore. Resteranno amici fino alla morte di lei, negli anni Novanta.

1953
Si iscrive all’istituto magistrale “Giuseppe Albini” che i bolognesi hanno battezzato “il Galvani dei poveri” per la buona qualità dei suoi insegnamenti. Qui conosce il grande latinista Marsilio Bacci, la francesista Berseli, l’italianista Martini e la docente di tirocinio Gemma Benzoni che lo inizia allo studio critico della letteratura per l’infanzia presentandolo a Luigi Volpicelli, lo studioso di Collodi e De Amicis.

1954
Persuaso dalle sollecitazioni di Ubaldo Lopez Pegna, il suo primo professore di filosofia, amico, allievo, interlocutore epistolare di Benedetto Croce, e del fratello Benny, prende la tessera della Gioventù Liberale Italiana. A Rimini, per inaugurare la nuova sezione, terrà, quindicenne, il suo primo comizio. Per sei anni, fino alle dimissioni del 1960, sarà attivo militante e anche, per un anno, segretario della sezione bolognese. Molto impegnativa la campagna elettorale del 1958, durante la quale, per sostenere la campagna preferenziale di Gian Piero Orsello (poi ottimo presidente della RAI), terrà diciannove comizi. La tessera della GLI sarà l’unica sua tessera di partito politico.
Nel 1955 l’organo ideologico delle GLI, “Iniziativa Liberale”, pubblicherà per la prima volta la riproduzione di un suo quadro, Tetti di provincia. Sempre nel 1954 diventa allievo del pittore ungherese Bela Dala Kisfaludi, straordinario maestro di tecniche pittoriche. Frequenterà assiduamente il suo studio per quattro anni.

1956
Conosce Annamaria Rossi, di un anno più giovane, compagna di scuola all’“Albini”, che sposerà nel 1964. Anna è un’ottima atleta, che frequenterà l’ISEF e sarà insegnante di educazione fisica fino alla pensione. Il primo scritto pubblicato è un saggio sul valore pedagogico del nuoto su “Educazione Fisica e Sport”. Sempre nel 1956, Gmma Benzoni farà uscire sul “Resto del Carlino”, un suo articolo scritto dopo una visita “di tirocinio” ai “discoli” di via del Fratello. Con la GLI, nel novembre, lavora per attivare a Ca’ di Landino nell’Appennino bolognese, un campo profughi per per gli insorti di Budapest. Si lega in amicizia con il sacerdote ungherese Miclos Pater, molto vicino al generale Pal Malater, che morirà combattendo contro i carri sovietici.

1957-1959
Diplomato all’“Albini” prepara il concorso magistrale, vive dando lezioni private, si iscrive all’Accademia di Belle Arti nel 1958 e si lega a docenti straordinari come Ovidio Gardenghi (il maestro di Magnus…), Lalla Fagioli, Mario Nanni e, soprattutto, Luciano Argegno “Faccia d’Angelo”, scultore in ferro e ineffabile maestro di disegni al chiaro scuro, suicida nel 1965. Il primo ottobre del 1959 è maestro di ruolo a Castelletto di Castello di Serravalle. Si iscrive alla Facoltà di Magistero dove si appassiona ai corsi di Ezio Raimondi, di Gina Fasoli, di Lucino Anceschi, di Aldo Berselli, ma dove soprattutto segue il triennio pedagogico di Giovani Maria Bertin.

1960-1961
Con tre pittori bolognesi espone in una galleria di via Rivareno. Vince nel 1960 e nel 1961, con i quadri La corriera e Il salotto, il “Premio Roma”, riservato agli iscritti all’Accademia di Belle Arti. Scrivono positivamente della sua opera pittorica i critici Marcello Azzolini e Franco Solmi. Insegna nei corsi di formazione cinematografica per insegnanti indetti dall’Associazione dei Maestri Cattolici. Frequenta assiduamente la casa di Renata Viganò e Tonino Meluschi, è molto spesso alla libreria “Palmaverde” per conversare con Roberto Roversi, alla libreria “Cappelli” vede con cadenza regolare Mario Ramous, Giorgio Guazzotti e soprattutto Renzo Renzi che resterà il suo maestro-amico fino alla morte.

1964
Non rinnova l’iscrizione alla Facoltà di Magistero. Ha un autentico sodalizio con Gianni Celati, con cui studia quotidianamente. A Celati dovrà poi l’amicizia con Italo Calvino e Umberto Eco.

1967
Pubblica, da Enrico Riccardo Sampietro, il suo primo libro: Palomares. E’ una graphic novel in cui si racconta a fumetti la sparizione delle due bombe atomiche smarrite davvero in Spagna.il libro ha una pensosa introduzione di Gian Piero Cane, poi famoso docente al DAMS di civiltà musicale afro-americana. In primavera espone a Viadena, alla mostra “Recupero del Fantastico”, alcune sue tele, con presentazione di Gianni Celati. Fonda, con Lenzi e Berti, l’ANAF, associazione nazionale amici del fumetto.

1968
Organizza in una galleria bolognese, la sua prima personale, con un ampio catalogo in cui Gianni Celati pubblica un saggio straordinario: Il Qui e l’Altrove. Il titolo della mostra è: Kindertraumdeutung perché in ogni quadro si mescolano Freud e i fratelli Grimm. Comincia grazie a Gianni Celati, una sistematica collaborazione alla rivista “il Caffè” di Giambattista Vicari. Qui uscirà, a puntate, la sua satira swiftiana L’apocalisse del padre sbranato, qui appariranno i disegni dedicati a Carroll e i Cinque sogni per Céline con testo di Gianni Celati, apparsi poi in una cartelle edita dalle Edizioni Svolta di Bologna.

1969
Dopo sei anni di interruzione si iscrive nuovamente alla Facoltà di Magistero, sostiene gli esami rimasti in arretrato, si laurea nella sessione estiva del 1971. Collabora ai corsi di Sociologia di Vittorio Capecchi e, fin dal primo numero, alla rivista “Inchiesta” da lui creata, con articoli e disegni. Dall’anno accademico 1971-72 terrà un seminario entro il corso di pedagogia generale di Vittorio Telmon.

1971
Con la pubblicazione del saggio Il tempo perduto dei poveri figurinai nel catalogo della mostra degli illustratori della Fiera di Bologna, inizia quella collaborazione che lo porterà, nel 1999, ad assumere la presidenza del Bologna Ragazzi Award.

1972
Esce da Einaudi Guardare le figure, recensito con toni molto elogiativi da Attilio Bertolucci, da Claudio Magris, da Oreste del Buono. Il libro è molto apprezzato da Federico Fellini che scrive all’autore e ne diventa amico.

1973
Crea, con l’aiuto del direttore, Bruno Pulzè l’atelier di pittura delle scuole “Carducci”. Consegue con il massimo dei voti, l’abilitazione all’insegnamento di Filosofia nei Licei e quella di Storia nei Licei.

1975
Chiamato dal suo maestro Giovanni Maria Bertin, diventa professore incaricato di Pedagogia generale nei corsi serali della Facoltà di Magistero.

1982
Dopo il concorso, è professore associato di Storia della Letteratura per l’infanzia nella Facoltà di Magistero.

1988
Il Senato Accademico dell’Università di Bologna gli conferisce l’incarico di tenere, in novembre, la Prolusione all’anno in cui si celebra il nono centenario dell’Ateneo. L’alto onore era toccato, per l’ottavo centenario, a Giosuè Carducci.

1990
Vince il concorso e diventa l’unico professore ordinario di prima fascia, negli atenei italiani, di Storia della letteratura per l’infanzia.

1998
Presiede la commissione giudicatrice per il Collegio Eccellenza dell’ateneo bolognese.

2000
In netto contrasto con la riforma universitaria, va in pensione dopo 41 anni ininterrotti di insegnamento. Accetta l’incarico di insegnamento, offerto dall’Accademia di Belle Arti di Bologna su Grammatiche della Fantasia e su Storia dell’Illustrazione. Si dimetterà dai due incarichi dopo otto anni, nel 2008.

2003
Comincia il suo insegnamento annuale all’Accademia Drosselmeier di Bologna.

2007
Realizza il primo corso di aggiornamento presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna.